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Alessandro Niccolai è un fotografo che divide la sua attività tra Tokyo e Firenze.

Dopo aver intrapreso studi di tipo umanistico sia al liceo che all’università e mostrato un interesse particolare per il disegno fin dall’infanzia decide di approfondire la conoscenza della fotografia che studia per circa tre anni con particolare attenzione a bianco e nero e sviluppo e stampa. Terminati gli studi, e dopo alcuni anni nei quali ha la possibilità di mettere in pratica le conoscenze acquisite, spinto dalla sua curiosità decide di andare a lavorare prima in Corea del sud e poi in Giappone dove ha modo di risiedere e di approfondire lo studio della lingua e delle tradizioni locali come strumenti fondamentali di comprensione interculturale. Inclinazione artistica e accortezza intellettuale si fondono sempre più intensamente nel suo modo di porsi verso questa nazione.

Il profondo rispetto che Niccolai nutre nei confronti della natura e della gente di questo paese, la sua rara abilità nel cogliere, di eventi apparentemente insignificanti, non solo la bellezza estetica ma anche l’importanza sono, secondo me, alcune caratteristiche peculiari della sua visione artistica. I suoi silenzi sono palpabili, la sua visione è intima, la sua attenzione per il dettaglio più banale è frutto della convinzione che ogni aspetto sia degno di ammirazione e contemplazione.

Credo che Niccolai, ad un certo punto del suo soggiorno in Giappone, si sia abbandonato più o meno spontaneamente. I modi di vivere possono essere diversi tanto quanto lo sono le lingue e le religioni che popolano la terra ma il desiderio interiore di comunicare con l’infinito è ciò che accomuna tutti gli uomini. Mi sembra che gradualmente Alessandro inizi a guardare la propria vita e ciò che gli accade attraverso l’emozione dell’assoluto e non attraverso la ristretta visione delle proprie convinzioni. Il risultato sono immagini che stanno tra l’infinito cui aspirano ed il finito della carta di cui sono fatte. Immagini che risvegliano ciò che è già presente nelle persone, comunicando sensazioni che, attraverso il linguaggio dell’arte, recepiamo come rivelazioni.

Mi piace pensare che Alessandro sia un poeta che racchiude in haiku i versi della sua vita.

Le sue foto più recenti, poi, spostano le immagini ad un livello diverso che sembra appartenere ad una dimensione impalpabile che crea una nuova realtà pervasa, al tempo stesso, da un senso di nostalgia e di pace. Il concetto di presenza è trasformato in qualcosa di sfumato e sfuggente che tenteremmo invano di afferrare con la ragione.

 

 

Niccolai non si permette di puntare tutto sulla tecnica o sulla strumentazione sembra che la sua opera sia creata solo per il suo sguardo e la sua sensibilità. E’ sempre difficile esprimere una sensazione quando ci si avvicina ad un lavoro per la prima volta. Quando ci si imbatte nel piacere del bello che non conoscevamo fino ad allora. Non è una questione di colore o bianco e nero, è come quando si gode di un opera pittorica o musicale e diveniamo parte di un incontro tra sensi, immaginifico sfondo sonoro per le orecchie, cornice stessa dell’oggetto d’osservazione.

Quando scatta così come quando recupera e realizza le sue foto sicuramente lui  riprende consapevolezza della relazione instaurata col tempo e la forma.

L’osservatore potrebbe riconoscere nella fotografia di Alessandro tutti questi frammenti della memoria. Una combinazione dei sensi creata con le immagini. Una confessione dei suoi più intimi sogni.

 

                                                                                                                                by Y.Eguchi (Tokyo Art Gallery Agency)

 

覚の融合。そして、夢の告白である。 

Nero e Bianco                                       (Ad Alessandro Niccolai)

 

Sotto la pallida luce

Di una camera oscura,

Dall’acqua che evoca l’immagine

Nasce un momento che è tuo soltanto.

 

Il profumo affiora,

Il vento passa,

 

Come la voce che odo risalire

Dalle profondità di ricordi ormai indistinti.

 

                                                                      By Y.Eguchi

 

 

L'opera di Niccolai ci permette di immaginare quanto profondo sia il suo legame con le sue immagini, legame che lui sa sviluppare con una interpretazione personale quasi poetica. Le sue fotografie ci costringono a guardarle in un modo molto originale, siamo quasi obbligati a fermaci e ad osservare per vedere. Siamo costretti a riattivare le nostre capacità interpretative e visive. Niccolai ci da il tempo di fermarci un momento e riscoprire quante cose belle segretamente ci circondano.

Ritengo ci sia un filo conduttore che attraversa il suo lavoro, la mancanza di casualità, che costituisce, a mio avviso, la chiave per meglio cogliere la sua personalità e la sua opera.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             by J.Harrison