L'esposizione fotografica

 

 

 

La fotografia è l'arte del disegnare con la luce.

Ma per fare questo è necessario sapere come comunicare con la propria fotocamera in modo da decidere quanta luce registrare. Perciò capire il funzionamento dell'esposizione fotografica permette di impartire le corrette istruzioni alla fotocamera che è alla fine soltanto uno strumento in mano all'artista e/o fotografo.

 

Quando si scatta una foto la luce passa per l'obiettivo per insinuarsi poi attraverso l'otturatore fino al sensore digitale o alla pellicola. Quindi obiettivo e otturatore della fotocamera hanno il controllo su quanta luce arrivi o non arrivi al già citato sensore/fotogramma.

L’obiettivo della fotocamera ha un diaframma meccanico interno che può essere aperto e chiuso per far entrare più o meno luce. L'apertura della lente è chiamata diaframma, ed è indicata con il termine f/numero o, più comunemente, f/stop. E’ ovvio che una grande apertura procurerà più luce di una piccola. Il fatto, però, che le grandi aperture siano indicate con piccoli numeri, mentre i grandi numeri indichino che si sta utilizzando una piccola apertura crea spesso e volentieri confusione tra i novelli fotografi. Sembra non avere senso, ma in realtà ce l’ha se si considera che il diaframma è il rapporto tra la lunghezza focale dell’obiettivo e la dimensione dell’apertura dell’otturatore. Esempio…un 50mm ad un’apertura di f/2 equivale ad un diaframma il cui diametro è 25mm ossia 50/2 (f/2 dove f è appunto la lunghezza focale!).

Allora se vogliamo ricevere più luce attraverso l'obiettivo si deve aprire di più il diaframma…il che significa andare ad es. da f /11 a f /4.

Quindi numero più grande = apertura diaframma più piccola e quindi minor apporto di luce.

Numero f minore = maggiore apertura diaframma e perciò più luminosità.

Solitamente gli obiettivi vanno da aperture grandi e veloci di f/2,8, f/2, f/1,8 o f/1,4 ad aperture più piccole e quindi lente (nel senso che facendo entrare poca luce hanno bisogno di più tempo per ottenere una esposizione corretta) che si aggirano tra f /22 e f/32.

Una differenza di uno stop significa che alla metà o al doppio della luce viene permesso (con quel cambiamento di esposizione di uno stop) di entrare per raggiungere il sensore o il fotogramma.

 

Altro elemento da considerare è la velocità dell'otturatore e quindi il tempo per il quale la luce colpisce la pellicola o il sensore. Questo lunghezza del tempo è espressa in frazioni di secondo.

Un tempo di posa molto veloce é per es. 1/1000  di secondo, mentre una bassa velocità dell'otturatore potrebbe essere 1/30 di secondo. La gamma di tempi di posa delle macchine fotografiche spesso va da 30 secondi a 1/8000 di secondo.

 

A volte è il soggetto stesso che ci suggerisce di privilegiare la scelta del tempo anziché dell’apertura dell’otturatore, o viceversa. Ciò avviene quando si fotografa un paesaggio oppure una corsa di moto. Nel primo caso non avremo problemi di velocità di scatto dato che il nostro soggetto è ben fermo di fronte a noi e quindi la nostra priorità sarà la profondità di campo. Nel secondo, fondamentale sarà la scelta del tempo che ci permetterà di fermare le moto al loro veloce passaggio.

 

Infine trattiamo la sensibilità ISO che si riferisce alla sensibilità alla luce del sensore o della pellicola. Una delle cose più interessanti della fotografia digitale è che mentre con l'analogico siamo vincolati ad una sensibilità (spesso 100, 200 o 400) per tutta la lunghezza del rotolino di pellicola, con le fotocamere digitali, siamo invece in grado di cambiare la valutazione della sensibilità per ogni scatto, se vogliamo.

Allora....più basso è l’ ISO (100 per esempio) e meno sensibile è la pellicola, quindi necessiteremmo in tal caso di più luce per una corretta esposizione. Più alto è il numero, per esempio, 800 e più bassa è la quantità di luce di cui avremo bisogno. Raddoppiare o dimezzare gli ISO significherebbe avere la metà o il doppio della luce.

L’incauto neo fotografo potrebbe allora decidere di usare sempre un ISO alto così da eliminare qualche pensiero di troppo, ma prima di far ciò dovrebbe essere avvisato del fatto che più alta è la sensibilità ISO e  minore è la saturazione del colore e maggiore è la grana (o il rumore digitale) visibile.

La capacità di gestione di questi 3 elementi (diaframma, tempo e sensibilità) rappresenta il raggiungimento di un livello di equilibrio che consegna al fotografo il totale controllo creativo del mezzo.

L’esposizione cambia di continuo, basta spostarsi di pochi cm o togliere un soggetto dall’inquadratura. La chiave sta nel saper ricombinare gli elementi in modo, come dicevo prima, equilibrato.

 

Con il tempo, poi, il concetto di esposizione corretta viene riposto in un cassetto e si inizia a ricercare l’esposizione pensata, sentita. L’esposizione giusta diventa quella “sottoesposta” o al contrario “sovraesposta”. Tutto dipende da ciò che si vuole esprimere…e da come lo si vuole fare.